Le principali analisi economiche, comprese quelle di Confindustria, confermano il periodo in chiaroscuro per il nostro Paese. La maggior parte delle criticità hanno origine nella congiuntura internazionale: in particolare sono i conflitti bellici, con la quasi completa chiusura dello stretto di Hormuz, a pesare sugli elevati prezzi di petrolio e gas, nonché sull’inflazione in aumento (a causa principalmente del costo dei carburanti), con le banche centrali che stanno alzando i tassi per arginarla. A settembre la stessa Banca centrale europea ha elevato i tassi di un quarto di punto (al 2,50 per cento).
Tutto ciò determinerà purtroppo un rallentamento di consumi e investimenti, che finora invece hanno sostanzialmente tenuto.
Altro fattore negativo è l’esaurirsi del Pnrr, che ha contribuito non poco a sostenere il Pil italiano nelle ultime stagioni, compresa la stima al rialzo per l’anno in corso (dallo 0,5 allo 0,8 per cento). Le strette che giungono da Bruxelles rischiano di accentuare le difficoltà economiche.
Si sta fermando anche la crescita dell’occupazione, dopo i tanti mesi positivi: il rischio per il prossimo futuro è l’aumento del tasso di disoccupazione.
Rovesciando la medaglia, dati positivi giungono dalla produzione industriale, cresciuta a luglio dello 0,7 per cento, trainata dai beni di consumo con un 2,1 per cento in più. In crescita anche gli investimenti (merito principalmente del Pnrr) e i servizi, dove il turismo si conferma grande volano grazie al boom del turismo estero, sia come presenze sia come maggiore permanenza. In questo senso, però, occorre tenere presente che I cambiamenti climatici rischiano di danneggiare soprattutto il turismo: a crescere, a livello internazionale, sono proprio i Paesi con le temperature più basse.
Bene anche l’export, con la Cina che continua a trainare.
Questa quadro frastagliato impone, quindi, la massima attenzione da parte del governo in una fase particolaremente delicata.
Domenico Mamone































