La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24101/2026, ha stabilito che il termine semestrale per impugnare i provvedimenti di reiezione delle domande di prestazioni previdenziali e assistenziali è perentorio e opera automaticamente, anche se l’INPS indica erroneamente un termine più lungo.
Punti chiave:
- Natura del termine: Il termine di sei mesi previsto dalla legge è di natura pubblicistica e inderogabile.
- Errore dell’INPS: Anche se l’INPS comunica per errore un termine più ampio (ad esempio tre anni), il termine legale resta quello di sei mesi.
- Giurisprudenza: La Cassazione conferma un orientamento recente, superando precedenti che ammettevano eccezioni in caso di errore dell’ente.
- Effetti pratici: La decadenza opera anche se il ricorrente si è affidato all’indicazione errata dell’INPS.
- Azioni antidiscriminatorie: Non è possibile aggirare il termine di decadenza proponendo un’azione antidiscriminatoria se questa mira comunque a ottenere la prestazione negata.
In sintesi, la Corte ha cassato la sentenza della Corte d’Appello di Milano che aveva ritenuto irrilevante il mancato rispetto del termine di legge a causa dell’errore dell’INPS.
Walter Recinella





























