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    UNSIC: Fitch conferma il rating dell’Italia - UNSIC

    L’agenzia internazionale di valutazione del credito Fitch ha confermato il rating dell’Italia a ‘BBB+’ con outlook stabile, “sostenuto da un’economia ampia, sempre più diversificata e ad alto valore aggiunto, nonché dai benefici in termini di stabilità istituzionale e finanziaria derivanti dall’appartenenza all’UE e all’eurozona. Il rating è inoltre supportato da elevati livelli di ricchezza e da indicatori di governance relativamente solidi. Questi punti di forza sono controbilanciati da un debito pubblico molto elevato e da limitate prospettive di crescita a medio termine, che limitano la flessibilità fiscale e la capacità di riduzione del debito”.

    Fitch prevede un modesto miglioramento del deficit di bilancio nel 2026, al 2,9% del Pil (contro una media del 3,2% per i rating BBB), grazie a una prudente gestione della spesa e alla solidità delle entrate, dovuta in parte a un mercato del lavoro forte. Secondo l’agenzia le misure messe in atto finora per compensare l’aumento dei costi energetici sono state modeste (inferiori allo 0,2% del Pil). di mantenere lo slancio a medio termine.

    “Nel complesso, continuiamo a riscontrare un forte impegno (e una comprovata capacità) in materia di prudenza fiscale e rispetto delle norme fiscali dell’Ue, nonostante le pressioni a lungo termine derivanti dall’invecchiamento della popolazione, dai costi degli interessi e dai cambiamenti climatici. Secondo il nostro scenario di base, l’Italia dovrebbe uscire dalla procedura per disavanzo eccessivo il prossimo anno”.

    Il principale vincolo per il rating rimane l’elevatissimo debito pubblico italiano con Fitch che stima un picco del rapporto debito/Pil al 138,2% nel 2026, rispetto alla media del 57% dei paesi con rating ‘BBB’, per poi diminuire gradualmente a partire dal 2027. Fitch prevede una crescita media dello 0,8% nel periodo 2026-2028. Il mercato del lavoro italiano continua a mostrare una forte performance, sostenendo la crescita e le finanze pubbliche. La crescita dell’occupazione ha attenuato le sfide demografiche, grazie al posticipo del pensionamento, all’aumento della partecipazione al mercato del lavoro (soprattutto tra le fasce più anziane e le donne) e agli incentivi politici.

    L’inflazione è tornata a salire, trainata dall’aumento dei prezzi dell’energia, raggiungendo il 3,2% nell’agosto 2026. Gli analisti calcolano che rimarrà elevata fino all’inizio del 2027, per poi attenuarsi verso il 2% entro la metà dell’anno. L’inflazione di base è contenuta, con scarse evidenze di effetti di secondo ordine dovuti all’aumento dei salari. I prezzi del gas rappresentano un rischio particolare, ma le ingenti riserve e la ridotta dipendenza dal gas attenuano le minacce immediate all’offerta.

    Intanto, nel corso del Consiglio dei ministri 10 settembre 2026, il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti ha svolto un’informativa in merito alla lettera indirizzata alla Commissione europea per l’avvio della procedura finalizzata all’attivazione della clausola nazionale di flessibilità (Nec) prevista per gli investimenti nei settori dell’energia e della difesa.

    Vanessa Pompili

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