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    UNSIC: Cicloturismo: alla scoperta del Molise - UNSIC

    Cinque amici, 168 chilometri, circa 2.500 metri di dislivello e 10 ore e 20 minuti in movimento in tre giorni. Sono i numeri del tour in bicicletta che nei caldi giorni estivi, ha portato Carlo, Domenico, Federico, Flavio e Marco da Isernia a Campitello Matese, poi a Campobasso e infine di nuovo a Isernia.

    Un percorso nel Molise interno, tra strade secondarie, montagne, borghi, antichi tratturi e millenari resti romani. Un itinerario alla portata di un cicloturista mediamente allenato, ma abbastanza vario da offrire, chilometro dopo chilometro, paesaggi e incontri difficili da riassumere in una semplice traccia GPS.

    Tutto inizia da un tormentone ormai celebre: “Il Molise non esiste” e dalla voglia di verificare quanto di vero ci fosse in quella battuta. E la risposta è arrivata pedalando.

    L’avventura su due ruote sul territorio molisano mostra subito un territorio fatto di saliscendi, colline coltivate, piccoli centri arroccati e strade in gran parte tranquille. Il percorso era stato pianificato con un anno di anticipo, scegliendo Isernia come punto di partenza e arrivo, inserendo alcune delle tappe più significative dell’area: Campitello Matese, le sorgenti del Biferno, Saepinum e Campobasso.

    Dove possibile, il gruppo ha seguito anche il tracciato degli antichi tratturi, i sentieri che per secoli è stata attraversata da uomini e greggi. La prima difficoltà è Campitello Matese, la “montagna” del Molise, conosciuta anche dal ciclismo professionistico per i suoi arrivi al Giro d’Italia. La salita misura circa 15 chilometri, con una pendenza media del 6%. I tornanti si sviluppano tra le faggete del Matese e il caldo di luglio si attenua progressivamente con l’aumentare della quota. Campitello raggiunge quasi i 1.450 metri e rappresenta il passaggio più impegnativo dell’intero itinerario.

    Dalla montagna il percorso scende verso Bojano, dove il viaggio incontra anche la tradizione gastronomica locale. A Bojano il gruppo fa tappa al panificio Casa Priolo, forno di famiglia da cinque generazioni. Qui compare anche Stefano Priolo, pastry chef della famiglia, indicato nel racconto del viaggio come vincitore del premio per il miglior cornetto d’Europa. Dopo la sosta, il percorso prosegue verso le sorgenti del Biferno, ai piedi del Matese. Il fiume è l’unico interamente molisano e nasce proprio in quest’area. L’acqua fredda e cristallina offre una pausa naturale dopo la salita e la discesa dalla montagna.

    Si arriva poi a Saepinum, antica città romana ai piedi del Matese che sorgeva in corrispondenza di un incrocio di tratturi. Tra questi c’è il Pescasseroli-Candela, una delle grandi direttrici della transumanza, che passa proprio da Saepinum. Da una parte c’è la città romana, con le sue pietre e le sue strade; dall’altra la rete dei tratturi, percorsa per secoli da uomini e greggi.

    La seconda giornata si conclude a Campobasso, dopo la salita verso il Castello Monforte. Il terzo giorno il gruppo riprende la strada verso ovest per chiudere l’anello e tornare a Isernia. Bojano diventa ancora una volta una tappa, questa volta per fare scorta di caciocavallo, prima dell’ultima parte del percorso. Resta una salita di circa dieci chilometri al 3% medio. Una pendenza moderata, che però “al terzo giorno pesa sulle gambe”. Il traguardo arriva raggiungendo Isernia.

    Accanto alle camere d’aria di scorta e al resto dell’attrezzatura, nelle borse c’era anche una copia del Manuale del guerriero della luce di Cinque amici, 168 chilometri, circa 2.500 metri di dislivello e 10 ore e 20 minuti in movimento in tre giorni. Sono i numeri del tour in bicicletta che nei caldi giorni estivi, ha portato Carlo, Domenico, Federico, Flavio e Marco da Isernia a Campitello Matese, poi a Campobasso e infine di nuovo a Isernia.

    Un percorso nel Molise interno, tra strade secondarie, montagne, borghi, antichi tratturi e millenari resti romani. Un itinerario alla portata di un cicloturista mediamente allenato, ma abbastanza vario da offrire, chilometro dopo chilometro, paesaggi e incontri difficili da riassumere in una semplice traccia GPS.

    Tutto inizia da un tormentone ormai celebre: “Il Molise non esiste” e dalla voglia di verificare quanto di vero ci fosse in quella battuta. E la risposta è arrivata pedalando.

    L’avventura su due ruote sul territorio molisano mostra subito un territorio fatto di saliscendi, colline coltivate, piccoli centri arroccati e strade in gran parte tranquille. Il percorso era stato pianificato con un anno di anticipo, scegliendo Isernia come punto di partenza e arrivo, inserendo alcune delle tappe più significative dell’area: Campitello Matese, le sorgenti del Biferno, Saepinum e Campobasso.

    Dove possibile, il gruppo ha seguito anche il tracciato degli antichi tratturi, i sentieri che per secoli è stata attraversata da uomini e greggi. La prima difficoltà è Campitello Matese, la “montagna” del Molise, conosciuta anche dal ciclismo professionistico per i suoi arrivi al Giro d’Italia. La salita misura circa 15 chilometri, con una pendenza media del 6%. I tornanti si sviluppano tra le faggete del Matese e il caldo di luglio si attenua progressivamente con l’aumentare della quota. Campitello raggiunge quasi i 1.450 metri e rappresenta il passaggio più impegnativo dell’intero itinerario.

    Dalla montagna il percorso scende verso Bojano, dove il viaggio incontra anche la tradizione gastronomica locale. A Bojano il gruppo fa tappa al panificio Casa Priolo, forno di famiglia da cinque generazioni. Qui compare anche Stefano Priolo, pastry chef della famiglia, indicato nel racconto del viaggio come vincitore del premio per il miglior cornetto d’Europa. Dopo la sosta, il percorso prosegue verso le sorgenti del Biferno, ai piedi del Matese. Il fiume è l’unico interamente molisano e nasce proprio in quest’area. L’acqua fredda e cristallina offre una pausa naturale dopo la salita e la discesa dalla montagna.

    Si arriva poi a Saepinum, antica città romana ai piedi del Matese che sorgeva in corrispondenza di un incrocio di tratturi. Tra questi c’è il Pescasseroli-Candela, una delle grandi direttrici della transumanza, che passa proprio da Saepinum. Da una parte c’è la città romana, con le sue pietre e le sue strade; dall’altra la rete dei tratturi, percorsa per secoli da uomini e greggi.

    La seconda giornata si conclude a Campobasso, dopo la salita verso il Castello Monforte. Il terzo giorno il gruppo riprende la strada verso ovest per chiudere l’anello e tornare a Isernia. Bojano diventa ancora una volta una tappa, questa volta per fare scorta di caciocavallo, prima dell’ultima parte del percorso. Resta una salita di circa dieci chilometri al 3% medio. Una pendenza moderata, che però “al terzo giorno pesa sulle gambe”. Il traguardo arriva raggiungendo Isernia.

    Accanto alle camere d’aria di scorta e al resto dell’attrezzatura, nelle borse c’era anche una copia del Manuale del guerriero della luce di Paulo Coelho. A ogni sosta, uno dei cinque amici leggeva una pagina ad alta voce. Poi il gruppo ha iniziato a coinvolgere le persone incontrate lungo la strada, chiedendo loro di leggere una pagina per i ciclisti. Baristi, fornai e passanti sono così entrati, quasi casualmente, nel racconto del viaggio. Non più soltanto chilometri, dislivello e tempi, ma anche momenti di relazione con le persone incontrate lungo il percorso.

    Alla fine, il tormentone può anche restare una battuta, poco importa perché, dopo tre giorni e 168 chilometri, una cosa è certa: il Molise esiste. E ha molto da raccontare.. A ogni sosta, uno dei cinque amici leggeva una pagina ad alta voce. Poi il gruppo ha iniziato a coinvolgere le persone incontrate lungo la strada, chiedendo loro di leggere una pagina per i ciclisti. Baristi, fornai e passanti sono così entrati, quasi casualmente, nel racconto del viaggio. Non più soltanto chilometri, dislivello e tempi, ma anche momenti di relazione con le persone incontrate lungo il percorso.

    Alla fine, il tormentone può anche restare una battuta, poco importa perché, dopo tre giorni e 168 chilometri, una cosa è certa: il Molise esiste. E ha molto da raccontare.

    Vanessa Pompili

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